Comunità Energetiche Rinnovabili tra governance europea e innovazione sociale: il caso della CER Solidale di Napoli Est

Articolo a cura di Siro De Pascale

 

Introduzione

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano oggi uno degli strumenti più innovativi introdotti dall’Unione Europea per favorire la transizione energetica, promuovere la produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili e rafforzare il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi di decarbonizzazione. L’interesse crescente verso questo modello deriva dalla sua capacità di integrare dimensioni energetiche, ambientali, economiche e sociali all’interno di un’unica configurazione organizzativa. Le CER consentono infatti a cittadini, enti pubblici, imprese e organizzazioni del territorio di condividere localmente l’energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, generando benefici che vanno oltre il semplice risparmio economico. In questo contesto, le comunità energetiche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante all’interno delle politiche europee e nazionali finalizzate al raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030 e al 2050. Parallelamente, stanno emergendo esperienze territoriali che dimostrano come tali configurazioni possano diventare strumenti di innovazione sociale, inclusione e sviluppo locale. Tra queste, la Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Napoli Est rappresenta uno dei casi più significativi del panorama italiano.

Il quadro normativo europeo

La diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili trova il proprio fondamento nel percorso legislativo avviato dall’Unione Europea nell’ambito del Clean Energy Package for All Europeans, pubblicato nel 2016. Il principale riferimento normativo è rappresentato dalla Direttiva (UE) 2018/2001, nota come RED II (Renewable Energy Directive), che introduce formalmente la figura delle Comunità di Energia Rinnovabile definendole come soggetti giuridici autonomi, basati sulla partecipazione aperta e volontaria, finalizzati alla generazione di benefici ambientali, economici e sociali per i propri membri e per il territorio di riferimento. Accanto alla RED II, la Direttiva (UE) 2019/944 sul mercato interno dell’energia elettrica disciplina le Comunità Energetiche dei Cittadini (CEC), ampliando ulteriormente le possibilità di partecipazione attiva degli utenti ai mercati energetici. L’obiettivo perseguito dal legislatore europeo è quello di favorire la progressiva trasformazione del consumatore tradizionale in prosumer, ovvero un soggetto capace non soltanto di consumare energia ma anche di produrla, condividerla e valorizzarla all’interno di modelli collaborativi. Tale impostazione è stata successivamente rafforzata dal Green Deal Europeo, dalla Legge Europea sul Clima e dal pacchetto Fit for 55, che riconoscono alle comunità energetiche un ruolo strategico nel raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

L’evoluzione normativa italiana

In Italia il percorso di recepimento della normativa europea è iniziato con il Decreto Milleproroghe del 2020, che ha introdotto una prima fase sperimentale per le configurazioni di autoconsumo collettivo e per le comunità energetiche. Successivamente il Decreto Legislativo 199/2021 ha recepito integralmente la Direttiva RED II, definendo i requisiti giuridici e operativi delle CER e individuando le modalità attraverso cui cittadini, enti pubblici, piccole e medie imprese e organizzazioni territoriali possono partecipare ai meccanismi di condivisione dell’energia. La svolta più significativa è tuttavia arrivata con il Decreto CER del 23 gennaio 2024, che ha introdotto il sistema incentivante attualmente in vigore. Il decreto prevede una tariffa incentivante sull’energia condivisa e, per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, contributi a fondo perduto fino al 40% dei costi di investimento per la realizzazione degli impianti. Grazie a questo quadro normativo, le comunità energetiche stanno progressivamente passando da fenomeno sperimentale a strumento concreto di politica energetica territoriale.

Le Comunità Energetiche in Italia: stato dell’arte

Secondo le più recenti analisi del Politecnico di Milano, il numero di iniziative legate alle Comunità Energetiche Rinnovabili continua a crescere in maniera significativa. Le regioni maggiormente attive risultano Piemonte, Lombardia, Lazio e Sicilia, mentre gli enti pubblici si confermano tra i principali promotori delle nuove configurazioni. L’esperienza maturata negli ultimi anni evidenzia come il successo di una CER dipenda non soltanto dagli aspetti tecnologici o finanziari, ma soprattutto dalla capacità di coinvolgere il territorio, costruire relazioni tra gli stakeholder e generare benefici percepiti dalla comunità locale. In questo scenario stanno assumendo particolare rilevanza le cosiddette Comunità Energetiche Solidali, orientate non soltanto alla produzione e condivisione di energia ma anche alla riduzione della povertà energetica e al rafforzamento della coesione sociale.

Il caso della Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Napoli Est

Tra le esperienze più significative sviluppate nel panorama nazionale si distingue la Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Napoli Est, nata nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Il progetto è stato promosso da Legambiente Campania e dalla Fondazione Famiglia di Maria, con il sostegno della Fondazione con il Sud, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e contrasto alla povertà energetica. La comunità si sviluppa attorno ad un impianto fotovoltaico installato sulla copertura della Fondazione Famiglia di Maria, in grado di produrre energia destinata sia all’autoconsumo della struttura sia alla condivisione con decine di nuclei familiari appartenenti al territorio circostante. Ciò che rende particolarmente interessante questa esperienza è la sua dimensione sociale. La comunità energetica non viene infatti concepita esclusivamente come strumento di efficientamento energetico, ma come leva di sviluppo territoriale e partecipazione collettiva. Accanto alla produzione di energia rinnovabile sono state realizzate attività di formazione, sensibilizzazione e accompagnamento delle famiglie coinvolte, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza sui temi energetici e ambientali. L’iniziativa dimostra come il modello CER possa essere applicato anche in contesti caratterizzati da fragilità economiche e sociali, generando benefici concreti sia sotto il profilo energetico sia sotto quello comunitario.

Considerazioni finali

Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano oggi una delle espressioni più avanzate della transizione energetica europea. L’evoluzione normativa degli ultimi anni ha creato condizioni favorevoli per la loro diffusione, ma il vero elemento distintivo continua ad essere la capacità di costruire comunità attorno all’energia. Il caso della CER Solidale di Napoli Est dimostra che la produzione condivisa di energia può diventare un fattore di inclusione sociale, partecipazione civica e sviluppo locale. In questa prospettiva, le CER non devono essere considerate esclusivamente come strumenti tecnologici o finanziari, ma come modelli di governance territoriale capaci di generare valore ambientale, economico e sociale. La sfida dei prossimi anni sarà quella di consolidare e replicare queste esperienze, favorendo una sempre maggiore integrazione tra transizione energetica, innovazione sociale e sviluppo sostenibile dei territori.